Paolo Gangini Blog's


Mi piace sentire il silenzio della foresta che cresce…

Archive for the ‘Impegno Civico’


Bonum certamen certavi…

Bonum certamen certavi, Cursum consummavi, Fidem servavi.
Ho combattuto una buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.

E’ un pezzo tratto dal Nuovo testamento, Atti degli Apostoli 2Tm 4,7.
Timoteo, convertitosi al Cristianesimo, fu spesso compagno di San Paolo nei suoi viaggi apostolici. Si ritiene sia stata scritta attorno all’anno 67 durante la seconda prigionia a Roma e poco prima che San Paolo venisse martirizzato. Con l’espressione “bonum certamen certavi cursum consummavi fidem servavi”, San Paolo esprime tutta la sua fiducia nel Signore che, giusto giudice, saprà ricompensarlo.

Credo di aver fatto quanto dovevo per il mio impegno politico a Bovolone. Mentre la scorsa tormata elettorale, sfiduciato, mi sono volontariamente assentato dalla competizione e forse, anche per colpa mia, il mio paese si trova nelle condizioni in cui è, ora credo di aver dato corpo, dopo l’esperienza culturale dell’associazione Liber@mente, ad una impresa che può permettere a Bovolone di uscire dal medioevo amministrativo.

Ospedale e ospedali…

    Mi è ritornato in mano un articolo letto e raccolto in un ospedale ormai un paio di anni fà. Credo sia ancora talmente attuale che lo ripropongo a tutti voi per una lettura ed una meditazione.

    Ospedale ospedali

    L’Ospedale non esiste, esistono gli ospedali, ciascuno diverso da tutti gli altri perché diverse sono le strutture e soprattutto le persone che lo fanno. Il “fattore umano” (a volte, disgraziatamente, disumano) conta molto più che altrove, fa la differenza. Perché, retorica permettendo, l’Ospedale è il luogo della vita e della morte, la quintessenza del mondo, e nessuno mai neppure per un minuto dovrebbe dimenticarlo, nessuno fra i tanti che vi entrano in camice o con il pigiama nel borsone, timbrando il cartellino oppure consegnando se stessi. La vita, la morte.
    E impossibile parlare dell’Ospedale senza parlare degli ospedali che si sono conosciuti, senza lasciare che riaffiorino le esperienze. Mia madre è morta per la criminale negligenza di un ospedale, mio figlio è nato (è nato bene, nonostante le complicazioni) grazie all’amorevole soccorso di un altro ospedale. Sono i dettagli a decidere la vita e la morte: come nel mondo, più che nel mondo.
    Lei, signora di una certa età e di una certa fragilità, ha scelto proprio quell’ospedale per un banale, fatale dettaglio: perché lì avrebbe avuto una camera tutta per sé. E entrata con un disturbo tutt’altro che mortale, poi però niente visite, analisi e diagnosi non fatte, protocolli non rispettati, giorni di dolori sempre più forti e trascurati, necrosi, un’inutile operazione in extremis, cartella clinica sbianchettata e contraffatta. Ricordo i dettagli: la telefonata sgarbata; la dentiera buttata nel cestino della carta straccia, senza pudore; l’infermiere che fumando, davanti alla rianimazione (fumando, sulla porta della rianimazione!) mi dice “no, non può vederla perché non c’è un dottore” (non c’era un dottore, in rianimazione!).
    Non l’ho più vista. Dopo tanti anni, a reati ormai prescritti, quell’ospedale c’è ancora, quei dottori sono ancora lì. Mio figlio, il primo, è nato con settimane di anticipo in una notte di troppe emergenze e troppi parti, per quel piccolo reparto maternità in quel piccolo ospedale di provincia.
    Nonostante la concitazione, nonostante le gravi complicazioni, ricordo i dettagli: la carezza del medico, lo sfilare delicato della camicia da notte “per non sciuparla” mentre mi portavano in sala operatoria, i controlli amorevoli sul neonato, le rassicurazioni. Nessuna telefonata sgarbata: all’alba, finito il turno infernale, un’infermiera andò di persona a casa dei miei ad annunciare che era nato il nipote. Quel reparto maternità è stato chiuso, quei medici e quelle infermiere non so più dove siano.
    L’Ospedale non esiste, per me esistono quei due ospedali, l’umano e il disumano, il solerte e lo sciatto, il tenero e l’insolente, quello che non c’è più e quello che c’è ancora.

    Scritto da Giovanna Zucconi, scrive per L’espresso e La stampa.
    (Tratto dal periodico gratuito della ULSS 18 Veneto)

    Gli attacchi personali non fanno bene alla politica

    Giovedì sera mi hanno fatto vedere le fotocopie di alcuni volantini, rigorosamente anonimi, che girano per il mio paese.
    Direi che se c’è un modo in cui non bisognerebbe fare campagna elettorale è proprio quella di trovare ogni modo, lecito ed illecito, per attaccare sul personale i candidati delle altre liste. Ma tant’è, quando non si hanno altre possibilità, quando i nostri pochissimi neuroni non ci offrono di meglio, eccone i risultati sotto gli occhi di tutti…
    Noto però un paio di cose:
    1) Non tutte le liste sono state attaccate in questo modo odioso. Sarà paura di certi avversari e non di altri?
    2) Il manifesto è stato ben elaborato dal punto di vista grafico. In qualche campo hanno i neuroni che funzionano?
    3) Non tutti i candidati vengono attaccati. Mi sa che è proprio paura allora….

    Per il momento sono contento di una cosa: nessuno ha colto la provocazione segno che non tutto il mio paese sta toccando questa barbara deriva…